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Vassalli Sebastiano

Il cigno

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Nella Palermo del 1893 Raffaele Palizzolo, detto “Il Cigno”, è deputato parlamentare e consigliere del Banco di Sicilia: è arrivato al potere giocando in borsa con i soldi dei risparmiatori. Emanuele Notarbartolo, che ha diretto l’istituto bancario per oltre dieci anni, quando viene allontanato dal suo incarico per volere del Cigno denuncia la situazione di illegalità in cui è sprofondato il Banco, fino a ottenere l’apertura di un’inchiesta. Ma non può portare a termine il suo compito di testimone, perché viene barbaramente ucciso a coltellate su un treno diretto a Palermo. Al centro di tutto, lo scandalo del Banco di Sicilia e gli ultimi governi di Francesco Crispi, il grande manovratore. La storia del primo delitto di mafia nella Sicilia di ieri, diventa lo specchio inquietante di tutte le connessioni tra mafia e politica che continuano a inquinare la vita italiana di oggi.

Sebastiano Vassalli

Formato libro: Cartaceo
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Cartaceo

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Prima pubblicazione

1 recensione per Il cigno

  1. maristellavitali

    Un fatto di cronaca: 1° febbraio 1893,nella carrozza del treno diretto a Palermo, viene ucciso il direttore del Banco di Sicilia. Due figure contrapposte: Notarbartolo “reo”, per i “liuni” della mafia, di aver cercato di ripulire la sua Banca da infiltrazioni politico-mafiose e Raffaele Palizzolo, detto “il cigno” per la sua voce e il suo modo di muoversi, deputato del Regno d’Italia, faccia politica in Parlamento del potere mafioso. Sono gli anni del governo Crispi e dello stato d’assedio per reprimere le rivendicazioni dei lavoratori e le insurrezioni socialiste.
    Vassalli ci descrive politici che utilizzano la mafia per finanziare la scalata al potere e ogni genere di traffici, nello sfondo di una Sicilia misera e sfruttata, come i “carusi”, bambini-schiavi delle miniere di zolfo. Un romanzo che analizza la brama di potere ma anche la solitudine dei giorni in cui il potere è un lontano ricordo.
    Bellissime le pagine in cui ci descrive un Crispi ormai vecchio e dimenticato da tutti.
    Il delitto Notarbartolo ha segnato una pagina storica non solo per l’eco nazionale ma anche perché, per la prima volta, un tribunale dello stato era arrivato a certificare con una sentenza la realtà di un’associazione segreta chiamata mafia.

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